Il mio primo telefono portatile nel 1989, ma sono ancora vivo, senza incidenti e anche educato


Sembra che Firenze e la Toscana abbiano la stessa percentuale nazionale di ''connessi'' a Internet, circa il 50 per cento. Questo significa che la metà degli italiani non è connesso, non ha relazione continuata con i servizi e il cosmo di attività ''in Rete'' capaci di potenziare fortemente quelle ''tradizionali''. Sembra inoltre che siamo l'unico paese facente parte dell'Unione Europea che ha registrato un seppur leggero calo delle connessioni. Compresi i paesi arrivati recentemente, i quali presto saranno in grado di competere ''per fame'' se non per altro, con quelli più ''potenti''. I dati sono ancora peggiori secondo Eurostat e il più drammatico dei dati è che le Aziende connesse e soprattutto quelle che utilizzano a pieno l'enorme potenziale della Rete per la gestione, la logistica, la promozione, le vendite, la fidelizzazione etc., sono ancora troppo poche, soprattutto perché dovrebbero essere TUTTE!
Noi italiani abbiamo spesso un atteggiamento ''ideologico'' che ci impedisce di avere la modestia necessaria per conoscere e capire le novità e decidere DOPO se e come utilizzarle. Questo forse dipende da un atavico senso di sicurezza derivato da non si sa bene quale storica garanzia di essere ''i meglio'' comunque. Il risultato è la scelta di rimanete ignoranti, diffidenti, scettici, salvo poi cascare a pera in massa nell'uso di costosissimi servizi che ci appaiono ormai indispensabili.
Se prima si stava ore al telefono di casa per parlare con tutti a scopo prevalentemente consolatorio permanente, ora si sta ore a parlare al cellulare, sempre allo stesso scopo con la differenza che parliamo al cellulare in qualsiasi situazione. A fronte di una tabaccheria fiorentina che annuncia di non accettare clienti che fanno acquisti parlando al cellulare, capita sempre più spesso che il cassiere, spesso proprietario, di tanti bar, riscuota la nostra colazione parlando di ordini di caffè o del prossimo fine settimana a pesca con l'amico. Non parliamo degli autisti delle linee urbane che riescono a parlare al cellulare con l'auricolare e inviare un sms al tempo stesso tra una fermata e l'altra.
Ho acquistato il mio primo telefono nel 1989 e sono stato deriso per anni, salvo quando erano gli amici a averne bisogno. Rispondevo che un giorno lo avrebbero avuto tutti e sarebbe stato un oggetto tascabile, il mio pesava 4 chili. E ridevano ancora più forte. Gli ultimi lo hanno preso quando sono rimasti fermi con la macchina di notte in aperta campagna, come previsto.
Oggi possiedo iPhone 3GS al quale mancano solo le ali per volare. Centomila applicazioni per ora e per restare connessi sempre e fare mille cose. Invece di chiamare ogni istante che mi viene in mente qualcosa fregandomene di chi mi sta davanti, ora posso inviare, con la STESSA facilità della telefonata in voce, una email, che rimane scritta volendo anche per sempre e alla quale il destinatario potrà rispondere con comodo e non mentre va in scooter. Trovo la strada anche a Berlino come se fossi a casa mia senza dover parlare tedesco e anche se vado a piedi e comunque ho il traduttore millelingue e la guida totale della città sempre in tasca con mappa metro inclusa.
Il ''digital divide'' in Italia ha molti significati. Il divario digitale è anche usare male le migliori tecnologie, usarle a sproposito. Imprenditori e politici dovrebbero sapere di cosa parlano quando ne parlano, nel loro interesse prima di tutto. E noi potremmo parlare a telefono alla sera, in casa, con calma, con chi ci è caro e usare la Rete e gli Smartphone per attutire la follia, l'orgia di chiamate inutili o, peggio, che controllano e cambiano le carte ogni 5 minuti.
Una volta il programma di lavoro era più semplice. Lo si faceva al mattino prima di uscire dall'ufficio e lo si concordava con i collaboratori. Oggi i collaboratori stanno sempre in attesa di sapere dove siamo e cosa facciamo e non combinano niente infine. Sbaglio? Però così abbiamo quell'impressione di dominare. Salvo poi un giorno capire che invece si è dominati non dalla tecnologia ma dall'uso viziato che ne facciamo.
Claudio Gherardini
 

La presente opera è stata realizzata anche mediante il contributo finanziario del Ministero per i beni e le attività culturali